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Mentre il mondo si ferma e le strade si svuotano, la linfa vitale dell’economia continua a scorrere: non solo negli uffici, ma anche nelle case dei lavoratori più determinati e nelle reti capillari del web. Mentre gli operatori sanitari sono in prima linea per salvare vite umane, a contribuire alla battaglia contro il coronavirus ci sono, in seconda linea, anche tutti gli altri lavoratori; così, al termine della pandemia, la vita potrà riprendere e i mezzi necessari per viverla saranno di nuovo a disposizione.

“Il lockdown ha spinto le persone a dare davvero il massimo...”

A fronte della rapida diffusione del virus in Europa, Daniele, Responsabile HR per l’Italia, ha contribuito a gestire un imponente sforzo collettivo per permettere allo staff di lavorare da casa. Con l’arrivo del coronavirus, è stata lanciata una complessa operazione lunga tre settimane.

Preparation Italy

"Quando siamo stati costretti ad adottare misure diverse rispetto alle normali procedure di emergenza, ho assistito a un’eccezionale mobilitazione da parte dello staff, in una situazione strana e tutt’altro che ordinaria” dice Daniele, Responsabile HR per l’Italia. 

In Italia – come in qualsiasi altra parte del mondo – i consulenti di Comdata si sono messi ordinatamente in fila fuori dai propri uffici, mantenendo le dovute distanze, per recuperare l’attrezzatura che avrebbe permesso a molti di loro di svolgere le attività da casa.

Uscivano dall’ufficio carichi di attrezzature: computer aziendale, cartellette, monitor e mouse, più la tastiera che spuntava in cima a tutto. Vederli rispettare le distanze di sicurezza è stato incredibile, ma anche molto rappresentativo della situazione, di come tutti volessero andare avanti, collaborare e superare i problemi”.

 

Computers Italy

Quando un dipendente è risultato positivo al COVID-19, la notizia di un potenziale focolaio è apparsa nel giro di pochi minuti sulle pagine web di due giornali locali, alimentando ulteriormente le preoccupazioni della comunità. “La notizia si è diffusa in tutta la città alla velocità della luce. Siamo stati costretti a evacuare la sede in tempi rapidissimi. Siamo usciti in maniera ordinata, un reparto alla volta, con la massima precisione, senza timore, o perlomeno, se qualcuno aveva paura non si è affatto visto.

Poi, in rapida successione, sono emersi altri quattro casi, quando però era già in corso una procedura volta a garantire la possibilità di lavorare da casa per almeno la metà dei dipendenti. Permettere a tutto il personale – consulenti, staff o dirigenti – di lavorare da remoto ha richiesto molto tempo, nonché uno sforzo notevole. Le persone coinvolte hanno lavorato anche più di 12 ore al giorno per preparare le reti, poiché i clienti che serviamo sono parecchi. Queste circostanze hanno spinto le persone a dare davvero il massimo, nessuno si è lasciato prendere dallo sconforto, nessuno si è lamentato: tutti sono andati avanti, come una squadra in gara per i mondiali.

Ora ci stiamo concentrando sulla qualità e sull’efficienza, perché i clienti ripongono la loro fiducia in noi. In molti casi sono stati pazienti, ma adesso dobbiamo recuperare i livelli di servizio e capacità pre-coronavirus. Il nostro staff vuole fare un buon lavoro, perciò confidiamo di poter ottenere risultati eccellenti”.

La maggior parte del personale si dichiara felice di lavorare in modalità smart. In veste di Responsabile HR, Daniele tiene sotto stretta sorveglianza il benessere emotivo di tutti i dipendenti, che lavorino da casa o in sede. 

Le persone hanno dovuto adattarsi sotto vari punti di vista. Alcuni hanno i figli a casa, eppure continuano a lavorare con empatia per i clienti dei nostri clienti. Tutti si sono mobilitati, dimostrandosi fieri di contribuire a mantenere il legame sociale nel nostro Paese”.

 

#Real people, real stories

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